L'altra sera, il 5 marzo a Treville (Castelfranco Veneto, TV) presso l'Auditorium della scuola media, si è tenuto l'incontro con l'On. Leoluca Orlando (Italia dei Valori), organizzato dai candidati per Idv alle prossime elezioni comunali e regionali. Nonostante un ritardo non abbia permesso l'arrivo di Orlando prima delle 22, la serata è stata ricca di stimoli e informazioni grazie all'intervento di Andrea Zanoni, presidente di Paeseambiente e candidato alle regionali per Idv, e dell'ex sindaco di Rosà (VI) Lorenzo Signori, che abbandonò a suo tempo Forza Italia per combattere contro gli interessi mafiosi collegati alla zincheria di San Pietro e per sostenere il presidio permanente che si era creato a quello scopo (per una storia dettagliata di quel che è accaduto e che sta tuttora accadendo in questo paese di circa 1000 abitanti, si veda qui e qui).

Andrea Zanoni ha riportato le vicende connesse con le cave di Paese (TV), il cui superficiale impiego quali impropri contenitori di rifiuti ha causato la penetrazione del percolato nella falda acquifera sottostante e la conseguente contaminazione dell’acqua, con tutte le conseguenze per l’ambiente e per la salute dei cittadini che si possono immaginare.
Lorenzo Signori ha commentato la visione di qualche passo significativo del film collettivo “Checosamanca” (Eskimosa, Feltrinelli), realizzato sulla base di interviste ai cittadini di San Pietro di Rosà che hanno dato avvio e continuano a mantenere la presenza al presidio permanente contro la zincheria, nelle cui fondamenta sembra siano stati scaricati rifiuti tossici che avrebbero contaminato anche la zona circostante.

Infine è arrivato Leoluca Orlando, il cui intervento ha voluto soprattutto sottolineare il ruolo di rimedio contro i mali e le degenerazioni di una “seconda repubblica” che è in realtà più simile a un “secondo tempo della prima repubblica” che a un nuovo periodo della storia italiana: in uno stato fondato sulla certezza del diritto, dice Orlando, un partito come Italia dei Valori non esisterebbe neppure; è nato da un sentire comune, forte ma inizialmente sottaciuto e indistinto, che ha spinto molte persone, spesso digiune di politica e dei suoi intrighi, a cercare di fare qualcosa contro i sempre più evidenti attacchi alla cosa pubblica perpetrati nell’interesse di pochi privati collusi con le mafie, contro lo svuotamento dall’interno della nostra costituzione, contro la degenerazione della pratica delle tangenti (grave, ma non particolarmente rara e quindi presente anche altrove) nella pratica del nepotismo tout court, in cui non è più necessario, continua Orlando, pagare la tangente al politico di turno, visto che spesso questo è stretto da legami famigliari all’imprenditore, all’industriale corruttore. Ed è questa la cosa inaccettabile, eticamente mostruosa, che Idv denuncia: il progressivo allentarsi di quei legami - e di quei concetti - fondati su quella etica che deve sempre essere alla base dei rapporti pubblico-privato e dei rapporti interpersonali in generale. Denuncia quel continuo mescolarsi di stato e mercato, il loro spartirsi funzioni e metodi, il loro fondersi l’uno nell’altro fino a rendersi indistinguibili.

Un tempo fuggivano i poveri, dice Orlando: i meno istruiti emigravano in cerca di fortuna altrove. Oggi, al contrario, sono i giovani più promettenti che lasciano il paese (pensiamo solo alla fuga dei cervelli): non solo, e forse non principalmente, per cercare situazioni economiche più vantaggiose all’estero, ma soprattutto per sfuggire all’antica e tenace morsa di stampo italico, all’innata tendenza alla cosiddetta “appartenenza”, che si traduce nell’affiliazione a gruppi, cosche, famiglie, lobby, chiese e così via, al fine di promuovere i propri (generalmente meschini) interessi privati, in quella che io definisco l’essenza stessa del male italico, doppiamente negativa perché si configura come una lontananza e come un rigetto tanto dello Stato - della Res Publica - da una parte, quanto dell’unicità del singolo - e quindi della persona - dall’altra, per tornare ancora e sempre sotto l’ala minacciosa e perversa della famiglia, l’unica in grado di accogliere chi non sia abbastanza onesto da essere un cittadino, né abbastanza forte da essere una persona.
Lucrezia Stocco
| Commenti |
|






