Italietta alla deriva
La questione crocifisso sembra aver dato nuovo impulso alla religiosità (chiamiamola così) finora sopita di molti italiani… In particolare di quella parte di italiani dei quali sembra più difficile immaginare che siano i portatori del cosiddetto messaggio evangelico (nel senso comune in cui viene oggigiorno inteso: bontà, tolleranza, rispetto, perdono, solidarietà...), ovvero alcuni sindaci leghisti e i simpaticoni di forza nuova.
Armati di “radici culturali” e “tradizioni secolari” che sarebbero addirittura alla base del moderno concetto di laicità (a sentir loro), i neocattotalebani si sono gettati lancia in resta all’attacco della blasfema Europa, che non ha capito quanto fortemente gli italiani (tutti, compresi i non credenti, i diversamente credenti, gli agnostici ecc… ecc…) siano profondamente, indissolubilmente, inestricabilmente legati a quel simbolo.
Così legati ad esso, che in alcuni comuni i sindaci hanno pensato bene di multare chi lo stacca dalla parete. Logica ineccepibile.
E pensare che di solito un simbolo che si ama lo si porta addosso, o lo si appende nella propria casa, o lo si adora nell’intimità di un luogo di preghiera. Non si pretende di vederlo a scuola, all’ufficio postale, o all’ospedale (magari vicino a un megaschermo mille pollici che trasmette ventiquattro ore su ventiquattro le perle di intrattenimento di canale cinque, come succede all’ospedale di Castelfranco Veneto (Treviso), che già di suo è in una fase di crisi nera quanto a organico, politiche interne e fondi… ma evidentemente i soldi per gli strumenti di rimbecillimento in massa dei sudditi ci sono sempre...).E, naturalmente, la famiglia “rea” di aver portato la questione alla luce, i coniugi Lautsi-Albertin e i loro due figli, residenti ad Abano Terme (PD), è già stata messa alla gogna, (con un tempismo invero ben poco italico, visti i tempi generalmente biblici con cui si fa tutto quello che serve, qui da noi) ricevendo, a quanto pare, anche minacce di violenza fisica.
Una difesa del crocifisso, simbolo di Italianità
Notando la baraonda sorta sulla questione, e soprattutto la velocità bipartisan con cui i nostri estremamente rappresentativi politici (tutti, PDL e PDmenoelle, come direbbe Grillo) si sono espressi contro la decisione della corte europea (senza neanche il bisogno di venir punzonati dal vaticano, che si è trovato a non dover dire quasi nulla, stavolta, non avendo avuto il tempo di farlo per la sollecitudine dei suoi scagnozzi al di là del Tevere), mi è sorto un dubbio.
Forse sono stata troppo ingenua a credere che fosse giusto togliere il crocifisso dai luoghi pubblici. Forse sostenere la causa dei coniugi Lautsi-Albertin e dell’UAAR, anche se apparentemente giusto e logico, porterebbe a qualcosa di sbagliato.
Infatti, se per assurdo si riuscisse a far togliere i crocifissi dai luoghi pubblici, l’Italia potrebbe (dico potrebbe) quasi quasi apparire un paese veramente laico agli occhi dell’Europa e del mondo.
Cosa che di fatto non è: basta pensare alle continue ingerenze del vaticano in tutte le questioni di diritti civili e ai suoi vasti possedimenti di strutture ed edifici in tutta Italia su cui non paga l’ICI, tanto per dire un paio di cose scelte a caso.
Quindi che senso avrebbe che l’Italia appaia come qualcosa che non è?
Teniamoci i crocifissi, anzi appendiamoli anche nei luoghi dove finora non c’erano. Rappresentano l’autosottomissione italica alla teocrazia vaticana e il rifiuto della ragione, della laicità e dell’europeismo che meglio non si può.
Lucrezia Stocco
| Commenti |
|






